Valpelline Grand Tour

Finalmente è arrivato il mio turno in questa avventura a cui in molti stiamo prendendo parte. L’appuntamento è per Giovedì 8 luglio mattina ad Aosta, piazzale della funivia di Pila. A farmi compagnia mentre aspetto il camper con a bordo Francesco ed i suoi genitori arriva un gruppo di sloveni che accendono la musica, scaricano dai furgoni spartanamente allestiti a van le loro mountain bike ed iniziano a smanettare con ruote forcelle e manubri. Con un pochino di ritardo rispetto al piano di marcia arriva Francesco, in abiti borghesi, non troppo convinto di salire fino a Glacier in bici, dato che aveva già percorso il tragitto qualche settimana prima. Per galanteria o per non sfigurare decide di prepararsi. Trasbordo del materiale sul camper, gonfiatina alle gomme della bici e pronti che si parte.
Partenza da Aosta in bicicletta.

Attraversiamo in parte Aosta ed imbocchiamo la strada che sale per il colle del Gran San Bernardo, per presto abbandonarla in direzione Valpelline. Dopo il centro paese al bivio svoltiamo a sinistra: la strada non è mai troppo pendente, ma il sole di mezzogiorno ci fa comunque sudare. Dopo circa 21 km di salita arriviamo al parcheggio di Glacier dove i simpaticissimi genitori di Francesco ci aspettano. Tempo di mettere qualcosa sotto i denti e cambiarsi che arrivano scuri nuvoloni e i primi goccioloni iniziano a scendere. La sensazione è che coprizaino e poncho saranno fedeli compagni per la salita al rifugio Chiarella-Amiante. Ed in effetti la realtà non fa che confermare le amare aspettative, anzi, nell’ultimo tratto prima di arrivare al rifugio il paesaggio si fa totalmente bianco, con la neve che scende copiosa e via via più soffice.

Sotto l'acqua prima...
...sotto la neve poi!
Fortuna che nella sala da pranzo del rifugio c’è una bella stufa a legna che ci permettere di mettere ad asciugare vestiario e scarponi. Un thè caldo, quattro chiacchiere con i rifugisti volontari del CAI di Chiavari ed è subito ora di cena. Da buoni liguri cercano di ingolosirci con una pasta al pesto fresco, ma data la giornata impegnativa dell’indomani entrambi optiamo per pasta al sugo con spezzatino di cervo e torta di mele al seguito. Mentre la neve sembra aver rallentato il vento non si placa, andiamo a dormire nella speranza che spazzi via tutte le nuvole e che ci porti il sole per l’indomani. H 3.00 la colazione, h 2.55 la sveglia, non serve molto tempo per prepararsi quando dormi già vestito. Fuori c’è ancora un po’ di nuvolaglia, ce la prendiamo comoda e verso le 4.10 ci incamminiamo soli verso il colle Amiante. Da subito ci accorgiamo che la neve caduta è più di quella che era stata prevista, ma sul ghiacciaio si avanza senza particolari problemi.
Salendo al Combin de Grafeneire.

Saliamo per intercettare la cresta est poco sopra la cima quotata indicata nella relazione ma dopo un breve tentativo su roccia di scarsa qualità e senza vedere alcun segno di ramponi decidiamo di mantenerci a sinistra del filo di cresta e risalire su pendii nevosi alternati a roccette. A giudicare da come le picozze e le nostre gambe affondano nella neve fresca ci sono almeno 40 cm che rallentano non poco la progressione. Non ci facciamo prendere dallo sconforto almeno fino a che non giungiamo all’ultimo gendarme da superare. Un paio di tiri da 40 mt di corda, sulla carta non difficili, ma totalmente impiastrati di neve. Lascio il passo a Francesco: sappiamo benissimo che dobbiamo passare oltre e non ci formalizziamo sull’eleganza dell’arrampicata. Qualche ultimo tratto di crestina nevosa sottile, un’ultima pala nevosa e arriviamo a valicare la cornice che ci da l’accesso al plateau sommitale.

In cima al Combin de Valsorey.

A malincuore abbandoniamo l’idea di raggiungere la cima del Gran Combin de la Tessettes e ci dirigiamo verso il Grand Combin de Valsorey, finalmente su neve dura! Discesa dalla Spalla Isler migliore rispetto ad ogni previsione: dopo una prima doppia attrezzata non troviamo le successive (probabilmente nascoste dalla neve?) e abbandoniamo quindi un paio di cordini per altre due doppie in modo da raggiungere una zona con neve in continuità su cui è possibile scendere abbastanza velocemente faccia a monte. In ogni caso le due picche che ci siamo portati sono tornate utili. Giunti sul ghiacciaio tiriamo un po’ il fiato anche se la strada è ancora mooolto lunga fino a Glacier, dove arriveremo a notte inoltrata (o forse meglio dire quasi mattina).

Panorama dalla spalla Isler.

Qualche ora di sonno, una bella colazione ed è già ora di riprendere la bicicletta. Discesa fino al bivio a Valpelline e risalita fino a Place Moulin. Anche qui la strada sale senza strappi e ben presto l’imponente diga che forma il lago di Place Moulin appare alla vista. Ci rifocilliamo con quella che se fossimo stati veloci sarebbe stata la cena del giorno prima (grazie a Paola, ottima cuoca!!) e ci incamminiamo insieme a Valentina, sorella di Francesco, verso il rifugio Aosta.

Neanche a dirlo arriviamo in ritardo per la cena, ma fortunatamente il gentilissimo gestore Diego non ci nega un mega piatto di pasta: a occhio e croce questi 200 gr ci dovrebbero bastare domani per arrivare in vetta! Ore 2.30 sveglia per la colazione, ancora una volta ce la prendiamo comoda dato che i piani sono quelli di pernottare un’altra notte al rifugio per poi attraversare l’indomani verso la Svizzera. Partiamo come ultima cordata con l’intenzione di percorrere la cresta Tiefmatten all’andata e di ridiscendere dalla via normale. A differenza della salita sul Grand Combin c’è oggi una chiara traccia di sentiero prima ed una neve bella portante poi.
Spegniamo le frontali prima di arrivare al tratto con catene fisse che permettono di arrivare in cresta.

Lago di Place Moulin.

Si apre alla nostra sinistra una fantastica vista su tanti quattromila del vallese, compresa quella che dovrebbe essere la nostra prossima meta: la Dent Blanche. Entrambi abbiamo già percorso la cresta che ci aspetta in versione secca, oggi però c’è un po’ di neve a ricoprirla, cosa che richiede di tenere i ramponi ai piedi per l’intera percorrenza.
Il sole si sta facendo alto nel cielo ma purtroppo non arriva a scaldarci, c’è piuttosto un bel venticello fresco che non ci da tregua. La pala nevosa è bella compatta e ci permette di salire senza problemi, ancora un breve tratto di cresta aerea e siamo in cima. Foto ultra veloce e giù a cercare riparo dal vento che sembra diventare sempre più gelido.

In cima al Dent d'Herens.
Imbocchiamo la traccia della via normale: ancora una volta un bel tratto da percorrere faccia a monte, fino ad arrivare al ghiacciaio, dove finalmente troviamo il sole e zero vento e possiamo toglierci qualche strato di vestiario.
Francesco, Diego e Alessandra!

Di nuovo al rifugio iniziamo a ragionare sul nostro programma futuro. Purtroppo le previsioni per i giorni seguenti non sono per nulla incoraggianti, soprattutto quelle per la giornata dedicata alla salita alla Dent Blanche: la perturbazione in arrivo è lunga e lascia poco sperare ad una finestra di bel tempo utile alla salita. Decidiamo quindi che non vale la pena di traversare verso la Svizzera attraverso il Col de la Division e il Col de Valpelline e optiamo per il ritorno alla Diga di Place Moulin. L’indomani mattina però: è adesso il momento di bissare i canonici 200 gr di pasta, il purè con spezzatino e salsiccia, budino al cioccolato con panna montata e un bel bicchierino di genepy che non fa che ben conciliare il meritato lungo sonno. Lunedì mattina dopo una calma colazione prepariamo lo zaino, salutiamo Diego ed il suo docile cane e iniziamo la lunga discesa verso il lago.

Ad attenderci ancora una volta i pazienti genitori di Francesco. Pranzo e giù in bicicletta fino a Valpelline per Francesco e fino ad Aosta per me. La macchina c’è e ci sono anche gli stranieri in mountain bike, sembra quasi che si debba ripartire per il secondo giro!!

Alessandra

Diario

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